Una breve ma intensa testimonianza di quella che fu la peste che colpì Padula e non solo tra il 1656 e il 1657.


 

Da qualche tempo, e principalmente dal primo settembre 1656 e fino a Gennaio 1657 compreso, in questa terra iniziò a infuriare l’epidemia pestifera (pestilentialis lues), per la quale sono morti innumerevoli maschi e femmine maggiorenni e minorenni, fino alla cifra di 1800, tutti ristorati dai sacramenti fuorché l’estrema unzione da noi (vescovo) e dai reverendi don Nicolao Antonio d’Amato; don Giuseppe Salvato; don Giacomo de Maria; don Marco Tullio Rubertuccio e don Michelangelo de Bonohomine, onde don Marco Tulio e don Michelangelo furono contagiati dallo stesso morbo ma, grazie a Dio onnipotente si salvarono, essendo dello stesso morbo deceduti 20 sacerdoti, mentre io ero indegno arcivescovo e il rev. don Nicolao Antonio de Amato che fu poi eletto cantore della mia chiesa matrice, e tutto il clero qui molto operarono per la salvezza delle anime per tutto il corso del morbo pestilenziale, specialmente al tempo del giubileo, auspicando quindi la grazia divina e l’intercessione di S. Michele Arcangelo nostro principale patrono, senza la quale non saremmo usciti dal morbo. Poi la nota dei morti in detto tempo sta scritta in un libro separato conservato presso di noi, e ciò a lode e onore di Dio onnipotente e a futura memoria.

Joannes Maria Carellus archiepiscopus Padualae

Fonte: pagina 56 verso, 1° libro defunti San Michele Arcangelo Padula